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Il Mese del Cancro

LA QUARTA FATICA 

“LA CATTURA DELLA CERVA”

Cancro  -  21 Giugno – 21 Luglio

IL MITO

Il Maestro disse a Ercole: “La quarta fatica sarà  di grande semplicità esteriore ma metterà alla prova la tua obbedienza, la tua capacità di “saper scegliere” nel modo giusto e la tua capacità di acquisire saggezza. Vai e affrontala.”

Ercole passò fiducioso la quarta Porta e davanti a sé, in un profondo silenzio, si profilò un paesaggio bellissimo. Sopra una collina stava una giovane cerbiatta dalle corna d’oro.

Ad un tratto Ercole udì la voce di Artemide, la dea della luna, che diceva: “La cerva è mia, non devi toccarla, per lunghe ere l’ho allevata e accudita e ora mi appartiene.”

Subito un’altra voce, la voce di Diana figlia del sole e cacciatrice dei cieli, apostrofò Artemide dicendo: “la cerbiatta è mia e soltanto mia”.

Mentre ascoltava la disputa tra le due fanciulle, Ercole udì una terza voce che diceva: “La cerbiatta non è di nessuna delle due contendenti ma appartiene al tempio del Signore. Vai, Ercole, catturala a  e portala al tempio.”

Ercole, lasciando sulla Porta tutto ciò che possedeva per essere più libero, si lanciò all’inseguimento della cerva, ma essa era astuta, lo ingannava in continuazione e non si lasciava prendere.  Appariva e spariva come in un lampo benché Ercole la inseguisse per ogni dove.

Finalmente un giorno avvistò la cerva addormentata presso uno stagno, esausta per la lunga corsa. Silenziosamente si avvicinò, scoccò una freccia dall’arco e la ferì a una gamba. Poi, con tutta  la forza della sua volontà, le si avvicinò, la prese fra le braccia e la strinse al cuore.  Artemide e Diana osservavano la scena.

“Ora la cerva è mia!” gridò Ercole, ma una voce gli ricordò che la cerva non apparteneva nemmeno a lui, che doveva portarla al tempio del Signore e lasciarla in dono ai figli di Dio. Allora, tenendola stretta, Ercole la portò al tempio, la depose al centro del luogo sacro e tornò dal Maestro per riferire il successo della sua fatica.

Ma il Maestro gli disse: “ora torna alla Porta e guarda ancora”. Ercole tornò  alla Porta e di nuovo vide la cerva ferma sulla collina, come la prima volta.

“Come mai?” chiese Ercole. E il Maestro rispose: “La quarta fatica è compiuta, ma per la natura della prova stessa e per la natura della cerva, questa ricerca dovrà  essere ripetuta più e più volte. Rifletti su questa lezione.”

IL SEGNO – INSEGNAMENTI

Il Cancro, rappresentato dal granchio, è il segno che presiede l’entrata della vita nella forma. E’ una delle due porte dello zodiaco, quella che apre l’ingresso alle masse che entrano nella forma della razza umana.

Il motto esoterico è: “Costruisco una casa illuminata e vi dimoro.”

Il granchio vive per metà sulla terra e per metà in acqua, quindi è il segno dell’anima che dimora nel corpo fisico, ma che vive principalmente nell’acqua, simbolo della natura emozionale e dei sentimenti.

In questo segno la forma è dominante e costituisce un impedimento. Il granchio infatti si porta sulla schiena la sua casa.

Il Cancro è il segno che rappresenta la mente subcosciente e la coscienza istintiva e collettiva delle masse. Nella massa governa l’istinto e in questo senso il Cancro è il segno dell’istinto, della vita di gregge, delle reazioni di massa, una massa che però a poco a poco si solleva per trasformare l’istinto in intelletto e l’intelletto in intuizione.

Qual è l’insegnamento della fatica?

La cerva sacra ad Artemide, la luna, che rappresenta l’aspetto materia,  è L’ISTINTO.

La cerva sacra a Diana, la figlia del Sole, è L’INTELLETTO.

La cerva sacra ad Ercole che la cerca a lungo e dovunque, poi la trova, la cattura e la stringe al cuore è L’INTUIZIONE.

Le parole ISTINTO, INTELLETTO, INTUIZIONE, sono i vari aspetti della coscienza e sono le diverse risposte all’ambiente e al mondo in cui l’essere umano viene man mano a trovarsi.

L’uomo è per prima cosa  un animale e, al pari degli animali, possiede la qualità dell’istinto e della risposta istintiva al suo ambiente. L’istinto è la coscienza della forma e della vita cellulare; è la  modalità usata dalla forma per esprimere consapevolezza.

Ma l’uomo è anche un essere umano,  è razionale, può analizzare e discernere, possiede una mente e una facoltà chiamata intelletto che lo porta a raggiungere lo stadio di una consapevolezza istintiva ma intelligente.

Dopo l’istinto e l’intelletto Ercole è pronto per conquistare l’intuizione spirituale, quell’ampliamento di coscienza che apre all’aspirante un nuovo mondo e nuovi campi di relazione: è la cerva che Ercole stringe al cuore e porta nel tempio del Signore per trasmutarla in intuizione. Attraverso l’intuizione Ercole, o l’aspirante, potrà diventare cosciente di quelle realtà dello spirito che né l’istinto né l’intelletto sono in grado di rivelargli.

La cerva “sacra” che rappresenta, ai suoi vari livelli, l’istinto, l’intelletto e l’intuizione ci dà un altro grande insegnamento: tutte le qualità inerenti sia alla forma che allo spirito, sono ugualmente “sacre” perché tutte sono ugualmente divine. Non vi è divisione fra i vari aspetti della natura umana:  ogni aspetto è soltanto una fase, in un momento preciso, di un’unica realtà.

L’intuito non è una qualità conquistata una volta per tutte perchè non è facile mantenere costantemente il contatto con l’anima e  con l’aspetto superiore della mente. Potremo riuscirci con la pratica quotidiana dell’obbedienza alle leggi divine, con l’amore altruistico e la ferma volontà di cercare la VIA. La pratica della MEDITAZIONE sarà per noi un prezioso aiuto per mantenerci saldi su questo percorso.

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